Vie del Vino

Insieme al grano e all’olivo, la vite è parte integrante della cultura alimentare mediterranea; la sua evoluzione culturale e la sua diffusione appartengono alle grandi conquiste dell’uomo. La domesticazione della vite, avvenuta nel IV millennio avanti Cristo, ne è un chiaro esempio.

La nostra storia parte dal Caucaso: da Oriente verso Occidente, per terra e per mare, si diffondono i vitigni, le tecniche colturali e di vinificazione, di conservazione e trasporto, i miti e le simbologie, che saranno fatti propri ed arricchiti dai Paesi ospitanti.

Storia del vino

Le recenti scoperte scientifiche, attraverso la mappatura genetica del DNA, hanno consentito di integrare le conoscenze dell’archeologia, della letteratura e dell’antropologia, confermando che le origini della storia del vino partono dall’Asia Minore e dalla regione del Mar Nero, luogo del Ponto Eusino greco e del mito dell’antica Colchide dove Giasone cercava il Vello d’oro.
Dalla Tracia i Fenici portarono il famoso vitigno Biblyno e la coltivazione della vite si affermò nel bacino mediterraneo; Tucidide, il padre della storia, scrisse che “i popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite”.

A conferma di una positiva integrazione tra valori immateriali e sviluppo (che oggi chiameremmo “economia della bellezza“), la cultura del vino ebbe uno straordinario sviluppo nella Magna Grecia, in connessione con la divinizzazione del mito dionisiaco, come dimostrano le monete con un grappolo d’uva e l’immagine di Dioniso coniate a Naxos, la prima colonia greca in Sicilia che prese il nome dall’isola dell’Egeo da dove provenivano i coloni.
Ed è proprio dalle isole del mare Egeo che provenivano i vini più famosi dell’antichità, come quelli di Chios, gli unici in grado di competere a Roma e a Pompei con i famosi vini dell’Ager Campanus.
Ma furono le legioni dell’imperatore Marco Aurelio Probo (276-282 d.C.) che diffusero la coltivazione della vite attraverso un vitigno adatto ai climi nordici in tutta l’Europa continentale dove erano stanziate a presidio del limes dell’Impero Romano, dal Mar Nero fino all’Atlantico: “Francia e Dalmazia, Germania e Britannia, Illirico e Iberia. Ovunque le legioni piantano viti. Le stesse viti con lo stesso vitigno. A volte dando lo stesso nome alle colline coperte di filari, sebbene lontane fra loro migliaia di chilometri”.

Furono quelle piantagioni di vigneti a rappresentare il simbolo della Roma imperiale che intendeva governare quelle terre in maniera duratura nel tempo, con la forza di insediamenti agricoli e contadini in cui la cultura del vino veniva ad assumere anche un ruolo politico e militare.
Poi, con l’editto dell’imperatore Costantino del 313 d.C. l’Impero spalancò le sue porte al Cristianesimo e – nel giro di qualche decennio – la cultura del vino passò da icona del dio pagano Bacco a rappresentazione del sangue del Signore sugli altari della Chiesa cristiana.

Con Iter Vitis è possibile oggi ripercorre le mappe della viabilità per terra e per mare, lungo traiettorie che sono state vettrici di cultura, di saperi e di produzioni pregiate. A partire dalle strade consolari romane