Via Flaminia

Era la strada più importante della VI regio romana, soprattutto per le comunicazioni tra Roma e l’Italia settentrionale: la via consolare Flaminia, fatta costruire nel 220 a.c. dal console Caio Flaminio, autore pure del circo flaminio, il valoroso combattente che doveva cadere, tre anni dopo, nella sfortunata battaglia del Trasimeno.

Probabilmente la strada ricalcò in parte antichi percorsi che gli etruschi ricavavano nel tufo e coi blocchi di tufo.
Per certo la via Flaminia iniziava da Porta Flaminia, oggi porta di Piazza del Popolo, ma in tempi ancora più antichi aveva inizio molto più a sud, dalla Porta Fontinalis o Ratumena, alle falde del Campidoglio, prima del sepolcro di C. Poblicio Bibulo, nei pressi dell’Altare della Patria, aperta sulle mura serviane.

Sino a Ponte Milvio la Flaminia correva nella fascia pianeggiante tra i colli ad est ed il Tevere, costeggiata da numerosi monumenti sepolcrali. Il ponte, che conserva resti dei piloni e delle arcate originari, in particolare le tre centrali, fu fatto costruire, secondo le fonti letterarie, dal censore Marco Emilio Scauro nel 109-110 a.c. probabilmente su una struttura più antica. La Flaminia proseguiva a Prima Porta lungo la valle tiberina, poco più a est della strada attuale, come da rinvenimento di tratti basolati e vari monumenti funerari. Presso Prima Porta la strada abbandonava la valle del Tevere per seguire, fino al monte Soratte e al guado del Tevere presso Otricoli, il percorso di crinale che è in parte conservato, in parte ricalcato dalla strada moderna.

La via Flaminia attraversa vari centri, divenuti poi municipi romani, attraverso un itinerario che comprende le aree archeologiche di Otricoli e Carsulae, poi Narni, Massa Martana, Bevagna, Nocera Umbra, Sigillo, Spoleto e Trevi. Da non perdere, poi, i resti della villa di Plinio con annesse strutture per la lavorazione e lo stoccaggio del vino nel comune di San Giustino Umbro.

Colle Plinio via Flaminia